Attraverso il cinema si possono conoscere la storia, i personaggi e l’attualità di Paesi lontani, come quella del Libano e del piccolo Zain, protagonista di Cafarnao – Caos e miracoli, il nuovo film della regista Nadine Labaki in sala dall’11 aprile.

Il cinema racconta il Medio Oriente con lo sguardo dei suoi registi, per connettere le persone oltre gli stereotipi e i pregiudizi, per creare un ponte culturale tra Paesi diversi. I film diventano gli strumenti perfetti per far conoscere le situazioni politico-sociali, la vita quotidiana e la creatività che vivono in questa area del mondo: è quello che accade nei capolavori di questi artisti.

Abbas Kiarostami

Non si può che iniziare da lui: punto di riferimento dell’Iranian New Wave, ammirato da registi come Jean-Luc Godard e Martin Scorsese, Kiarostami è stato uno degli osservatori più attenti del suo Paese. Autore di bellissimi documentari e lungometraggi, nel 1997 realizza il suo capolavoro, Il sapore della ciliegia, vincitore della Palma d’Oro al Festival di Cannes.

Asghar Farhadi

In tutte le opere del grande regista iraniano è evidente il legame con la sua terra e la sua società. Vincitore dell’Orso d’Argento a Berlino nel 2009 come miglior regista con il film About Elly, si riconferma come regista di spessore vincendo l’Oscar per il miglior film straniero, il Golden Globe, l’Orso d’Oro, il David di Donatello, il British Independent Film Awards con il film Una Separazione. Nel 2017 vince un secondo Oscar per il miglior film straniero con Il Cliente, e nel 2018 riunisce la coppia Bardem-Cruz in Tutti lo sanno.

 

Jafar Panahi

Il cinema di Panahi è un urlo contro l’oppressione: i suoi film, spesso premiati ai festival internazionali più prestigiosi come Berlino e Venezia, sono stati motivo di conflitto con il regime iraniano che, nel 2010, lo arresta assieme alla sua famiglia. Nonostante la condanna a 20 anni di reclusione e al divieto di produrre film, Panahi ne dirige quattro tra cui Taxi Teheran (Orso d’Oro a Berlino) e Tre volti.

Mohammad Rasoulof

Accusato di aver fatto un film-propaganda contro il regime iraniano (Lerd – A man of integrity, vincitore del Prix Un certain regard a Cannes), il regista è stato condannato agli arresti domiciliari. Rasoulof era già stato imprigionato nel 2010 assieme al suo amico Jafar Panahi, e due suoi film precedenti – L’isola di ferro e Manuscript don’t burn – erano stati censurati e banditi dal Paese.

Ziad Doueiri

Al regista libanese va il merito di aver diretto uno dei film più potenti degli ultimi anni, L’insulto. Il film – che ha travolto il festival di Venezia (Coppa Volpi come miglior attore) ed è stato candidato agli Oscar come miglior film straniero – narra di un banale litigio tra un cristiano e un palestinese, che diventa il pretesto per allargare il conflitto a qualcosa di più complesso.

Hany Abu-Assad

È con Paradise Now, storia di un terrorista palestinese che deve compiere la sua missione suicida a Tel Aviv, che il regista raggiunge la notorietà, conquistando il Golden Globe come Miglior film straniero nel 2006 e una prima candidatura all’Oscar. La seconda arriverà nel 2013 con il film Oman, dedicato alle barriere tra Palestina e Israele.

Ari Folman

Nell’indimenticabile lungometraggio d’animazione Valzer con Bashir (Golden Globe come Miglior film straniero) il regista israeliano racconta i giorni della guerra in Libano negli anni Ottanta. Folman ha anche partecipato alla sceneggiatura di Be Tipul, serie televisiva che ha ispirato In Treatment.

Annemarie Jacir

La pluripremiata regista palestinese è una delle voci più forti del cinema mediorientale. Nel 2008 gira il suo film d’esordio, Il sale di questo mare, e diventa la prima regista donna palestinese ad aver diretto un lungometraggio. Il suo ultimo film, Wajib – Invito al matrimonio, è stato selezionato per rappresentare la Palestina ai Premi Oscar 2018.

Haifaa al-Mansour

Prima regista donna dell’Arabia Saudita, realizza il suo primo documentario – Women Without Shadow – per raccontare il ruolo della donna nella società mediorentale. Intenta ad affrontare temi considerati tabù nella cultura araba, gira La bicicletta verde, film dedicato alla forza della solidarietà femminile che si oppone all’oppressione maschilista.

Nadine Labaki

Al Libano sono dedicati i tre film realizzati dalla regista: Caramel, E ora dove andiamo? e Cafarnao – Caos e Miracoli (Premio della Giuria a Cannes e candidato agli Oscar come Miglior film straniero). Con la storia del piccolo Zain –che si ribella al sistema in cui è condannato a vivere, portando in tribunale i suoi genitori rei di averlo messo al mondo – Labaki accende i riflettori sul volto nascosto di Beirut. Da scoprire, adesso al cinema.