Durante le riprese di Cafarnao – Caos e miracoli, la regista Nadine Labaki si è lasciata trasportare dall’istinto, ha osservando i personaggi catturando la loro naturalezza. Un processo simile a quello dei registi del Neorealismo che, preferendo lo sfondo vero della città popolato da un cast di attori non professionisti, rappresentavano l’autenticità di una condizione sociale in frantumi.

L’influenza del cinema italiano

Nadine Labaki ha diretto un film fortemente ispirato al Neorealismo italiano. Il suo atteggiamento rispetto alla realtà che la circonda è stato simile a quello del movimento: utilizzare il cinema per ritrarre un problema collettivo e sollecitare una soluzione positiva. Una spinta morale che nel dopoguerra convinse registi come De Sica e Rossellini a documentare una realtà di miseria, preferendo attori “presi dalla strada”, non professionisti.

“Non ho mai chiesto ai miei attori di recitare” ha specificato Labaki “volevo che fossero loro stessi, a me spettava il compito di catturare la loro naturalezza senza alterarla”.

Dagli Sciuscià di Vittorio De Sica a Zain

Nel 1946 De Sica gira uno dei film che entrerà nella Storia del cinema: Sciuscià, la storia di due ragazzini – Pasquale e Giuseppe – che lavorano come lustrascarpe sui marciapiedi del centro di Roma. Dopo aver coronato il sogno di acquistare con i loro risparmi un cavallo bianco, i due finiscono in riformatorio accusati di aver commesso una truffa.

Nell’opera, premiata con un Oscar come Miglior film straniero, i due ragazzini “presi dalla strada” sono veri testimoni della distruzione fisica e morale del Paese.

Nel 1948 il regista realizza un secondo capolavoro, Ladri di biciclette, incentrato su un padre che con il figlio cerca la bicicletta che gli è stata rubata, oggetto necessario per non perdere il lavoro da attacchino.Nel corso della storia il bambino salva il padre da diverse situazioni difficili, come quella dell’ultima drammatica scena, in cui lo difende da una folla che vuole picchiarlo dopo averlo sorpreso a rubare a sua volta una bicicletta incustodita.
Nel racconto, il bambino svolge un ruolo di supplenza del padre, diventa un sostegno (anche economico) degli adulti con cui, proprio come il piccolo Zain in Cafarnao, condivide un malessere certamente atipico per la sua età.

Nadine Labaki raccoglie la lezione di cinema e di umanità di De Sica e del Neorealismo, per regalarci una storia emozionante che ci tocca nell’animo e fa riflettere: Cafarnao – Caos e Miracoli, al cinema.