Le donne dietro la macchina da presa purtroppo sono ancora una rarità, ma quelle presenti sono la certezza di uno sguardo originale e un esempio di bravura che le nuove generazioni avranno il privilegio di seguire. Come Nadine Labaki, sorprendente regista libanese che l’11 aprile torna al cinema con Cafarnao – Caos e miracoli.

Il fatto che le registe siano una minoranza nel mondo del cinema, non è affatto una novità. Se si presta attenzione si scopre che il 99% degli Oscar assegnati al Miglior regista sono andati a un uomo, che dal 1946 a oggi solo due donne hanno vinto come Miglior Regia a Cannes (Yuliya Solntseva nel 1961 e Sofia Coppola nel 2017) e solo una ha ricevuto il Leone d’argento (Shirin Neshat nel 2009).

Per colmare questo assordante silenzio, puntiamo l’attenzione sulle registe che hanno e stanno lasciando il segno nella storia del Cinema.

Alice Guy

“La mia giovinezza, la mia inesperienza, il mio sesso: tutto cospirava contro di me”, questi gli ostacoli che non impedirono ad Alice Guy didiventare la prima regista della storia, purtroppo non degnamente ricordata. La sua prima opera è del 1896 (l’anno precedente i fratelli Lumière avevano inventato il “cinematografo”) e si chiama La fée aux choux: un minuto e trenta secondi che crea subito stupore tra gli spettatori.

La Guy è un vulcano di idee, è lei la prima ad aver creato la figura dell’autore e a sperimentare con gli effetti speciali.

Agnès Varda

Da sempre affascinata dalle persone e dalle loro storie, la regista belga non ha mai smesso di interessarsi alla cura della gente comune. Scomparsa il 29 marzo a 90 anni (di cui più di 60 dedicati all’arte, prima come fotografa e poi come regista) la Varda ha lavorato instancabilmente per tutta la sua straordinaria carriera. L’ultimo documentario che ha girato è dedicato alla sua vita, ai suoi film, ai successi, come l’Oscar alla carriera e il Leone d’oro per Senza tetto né legge.

Lina Wertmüller

Da dietro i suoi inconfondibili occhiali bianchi, la Wertmüller ha girato alcuni dei film cult del cinema italiano (e non solo). La regista sceglie un giovane Giancarlo Giannini come protagonista dei sui maggiori successi: per lei l’attore diventa Mimì metallurgico ferito nell’onore, Gennarino Carunchio in Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto e Pasqualino Settebellezze. Con quest’ultimo la Wertmüller raggiunge l’impossibile: diventa la prima donna candidata all’Oscar come miglior regista.

Jane Campion

Alla regista neozelandese va il merito di aver girato uno dei film più suggestivi della storia del cinema: Lezioni di piano. La storia di Ada, vedova e muta, che sposa un uomo che le vieta di suonare il piano cattura il pubblico e il Festival di Cannes, che la premia con la Palma d’oro. Le donne resteranno sempre al centro della sua cinematografia: la regista sceglie Nicole Kidman per Ritratto di signora, Meg Ryan per In the Cut e Abbie Cornish per Bright Star.

Susanne Bier

Una delle battaglie che sta più a cuore alla regista danese è quella delle quote rose nel cinema. Da sempre contro i pregiudizi e i clichè sulle donne (soprattutto dell’industria statunitense) la Bier è una delle registe più apprezzate, tanto da essere l’unica ad aver vinto un Oscar, un Golden Globe (per In un mondo migliore) e un Emmy (grazie alla miniserie The Night Manager).

Kathryn Bigelow

La regista californiana si fa conoscere al grande pubblico nel 1991, grazie al successo di Point Break – Punto di rottura, un film action sul mondo del surf con Keanu Reeves e Patrick Swayze. La sua carriera raggiunge il suo massimo quando, nel 2008, conquista il Premio Oscar come Miglior Regia (il primo assegnato a una donna) per The Hurt Locker, uno dei migliori film di guerra mai girati.

Mira Nair

La storia del caotico matrimonio punjabi in Moonsoon Wedding fa risplendere il talento registico della Nair, tanto che nel 2001 il grande successo del film le regala il Leone d’oro a Venezia. Nella sua filmografia spiccano Il destino nel nome, tratto dal romanzo L’omonimo di Jhumpa Lahiri, e Amelia, dedicato alla vita della famosa aviatrice Amelia Earhart, interpretata da Hilary Swank.

Patty Jenkins

Grazie alla regista statunitense anche i cinecomic si tingono di rosa. È a lei, e alla bravura dell’attrice Gal Gadot, che si deve la fortuna di Wonder Woman, primo ai box office di mezzo mondo. Concluse le riprese del secondo capitolo dedicato alla supereroina, la Jenkins è stata ingaggiata per il terzo, con un accordo che la incorona a regista donna più pagata di sempre. Il suo talento non si discute, è lei che nel 2003 aveva diretto una clamorosa Charlize Theron in Monster.

Alice Rohrwacher

Tre le opere che compongono la filmografia della giovane regista italiana, tre storie subito apprezzate dalle giurie dei festival : Corpo celeste (Nastro d’argento come Miglior regista esordiente), Le meraviglie (Grand Prix Speciale della giuria a Cannes) e Lazzaro Felice (Premio Miglior sceneggiatura a Cannes). Ai suoi film, intimi e raffinati, partecipa spesso anche la sorella Alba, attrice tra le più brillanti del nostro cinema.

Sofia Coppola

Figlia del grande Francis Ford Coppola è una delle poche registe a far parte del mini olimpo femminile del cinema. Dopo una prima prova d’attrice ne Il Padrino, si dedica alla regia. Con Kirsten Dunst, sua attrice feticcio, gira Il giardino delle vergini suicide e il ritratto di una inedita Marie Antoinette. Nel 2017 l’attrice torna del cast de L’inganno, film che vale alla Coppola il premio come Miglior regia a Cannes.

Nadine Labaki

Nadine Labaki sul set di Cafarnao

I tre film realizzati dalla regista libanese sono tutti dedicati alla sua terra. Il Libano non fa solo da sfondo, ma diventa personaggio delle storie raccontate in Caramel (le vite intrecciate di cinque donne durante le sedute in un salone di bellezza), E ora dove andiamo? (una comunità divisa tra cattolici e musulmani, dove le donne cercano di distogliere gli uomini all’uso della forza) e Cafarnao (un dodicenne fa causa ai suoi genitori per averlo messo al mondo), vincitore del Premio della Giuria a Cannes.

Nelle sue pellicole Labaki mostra il suo forte impegno civile contro i mali della società e innesca una necessaria riflessione. La dimostrazione? Dall’11 aprile al cinema con Cafarnao – Caos e Miracoli.