Durante il discorso di accettazione del Premio della Giuria per il suo Cafarnao – Caos e miracoli (al cinema dall’11 aprile), Nadine Labaki è riuscita a trasformare i cinque minuti a disposizione in un toccante appello alla riflessione comune.

La conquista del Premio della Giuria

La giuria della 71ª edizione del Festival di Cannes – composta dalla presidente Cate Blanchett, dalle attrici Léa Seydoux e Kristen Stewart, dalla regista Ava DuVernay, dalla musicista Khadja Nin, dai tre registi Denis Villeneuve, Robert Guédiguian, Andrey Zvyagintsev e dall’attore Chang Chen – ha scelto di premiare la drammatica epopea di Zain nelle bidonville di Beirut, con il prestigioso Premio della Giuria.

Nadine Labaki ha ritirato il premio, consegnato dall’attore Gary Oldman, raggiungendo il palco con il giovane interprete Zain e il marito e produttore Khaled Mouzanar. Per la regista vincere il premio è stato importante, ma ancora più grande è stata l’occasione di poter parlare durante uno dei festival più illustri al mondo.

L’infanzia non amata è alla base dei problemi del mondo

L’eco delle parole pronunciate dalla regista al microfono di Cannes ha toccato le coscienze di tanti spettatori:

Oggi non posso non pensare a Cedra che ha interpretato la sorella di Zain. Oggi sono sicura che avrà passato tutto il giorno in piedi con il viso contro le macchine cercando con la sua saggezza, che ha imparato nella scuola della vita, a non farsi abusare, ha lavato i vestiti di tutta la famiglia e si è addormentata sperando un giorno di andare a scuola.

Ve lo dico perché tutti noi possiamo fare qualcosa, credo nella potenza del cinema che non può solo far divertire, è fatto anche per far riflettere, per mostrare l’invisibile, per dire cose che non possiamo dire.

Non possiamo girare la testa e essere ciechi di fronte al dolore dei bambini.

Non ho una soluzione, anche io non so quale sarà il destino di Zain o di Cedra, ma so che l’infanzia non amata è alla base dei problemi del mondo.”

La dedica allo spirito di accoglienza del Libano

La regista ha dedicato la vittoria agli attori del film, persone che hanno aperto il cuore raccontando le loro sofferenze. Ha ringraziato la sua seconda famiglia, la sua troupe, che l’ha seguita in questa avventura durata quasi tre anni.

Infine ha rivolto un pensiero al suo Paese, il Libano, “che con tutti i suoi guai ha accolto il numero più alto di rifugiati nel mondo” ha precisato la regista, applaudita da un pubblico attento e commosso.

Un messaggio forte, che da Cannes – dove tornerà quest’anno come Presidente di giuria della sezione Un Certain Regard – arriva al cinema, per raccontarci una storia universale, di caos e miracoli.